Quadro “Agressioni”

La mia libera avventura artistica che esercito in ogni proposta espressiva non parte dall’imagine o dal progetto, ma, attraverso il lavoro stesso il quale, esso stesso mi porta all’immagine o situazione che scopro non subito ma nei giorni successivi.
Una composizione è tanto forte quanto, e se, piena di presunte immagini.
Qui io vedo una figura femminile inclinata verso sinistra aggredita al ventre da due forme mostruali.

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Opera di Domenico Travaglia nel Parco Buzzaccarini dedicata a Franca Rame

Dario Fo con Maria Carmine Melone e il Sindaco di Monselice Longhi.
Maria Grazia Meloni, Dario Fo e Lucio Merlin scrittore.

“A Franca Rame, donna che non si è mai chinata al potere dei più forti, che la sua testimonianza umana, civile e politica continui a guidarci nella ricerca della libertà”

L’ installazione dell’ opera di Domenico Travaglia nel Parco Buzzaccarini, ai piedi dell’ albero dedicato a Franca Rame, ha ricreato, quasi per magia, l’ atmosfera del trittico più famoso di Klimt. La donna, rappresentata da Franca Rame, l’ albero della vita e, infine, l’ abbraccio.

Ma nell’ opera dell’ artista monselicense muta il concetto di coppia. In Klimt le vesti dei due soggetti sono diversificate: l’uomo indossa una tunica stilizzata e lineare, con figure geometriche e squadrate, mentre quella della donna è più ondeggiante, morbida, con decorazioni minute e curate. Sono così sottolineati, visivamente, i diversi caratteri e proposto lo specifico ruolo di ognuno nell’ equilibrio della coppia.

Nella scultura di Domenico, invece, l’ uomo e la donna si compenetrano, con equilibri paritari e spazi del tutto indistinti, generando un unicum inscindibile, una perfetta fusione non solo materiale, ma soprattutto spirituale.

Le forme, morbidissime e informali, che concedono solo qualche piccolo spiraglio al figurativo, sono impreziosite da una coinvolgente sinuosità, qua e la accentuata da striature che sembrano frutto dell’ usura del tempo più che della mano dell’artista. Riverberano serenità, dolcezza, armonia e celebrano in modo perfetto il pathos dell’ abbraccio, l’emozione del sentimento e la sofferenza che pure ne fa parte, estromettendo il logos, la razionalità, da quell’  intimo momento di trasporto.

Una gestualità che è metafora dell’amore, con la quale i due corpi costretti nella candida pietra, compiono un atto liberatorio, sintesi dell’abbandono, della completa ed incondizionata resa e donazione all’altro.

Un pathos che guida ogni opera di Domenico, anche se questa, in particolare, rivela l’ anima del suo spirito libero, impossibile da limitare o incasellare in questa o in quella corrente.

Anche Franca Rame era, incontestabilmente,  uno spirito libero e se una dedica compie la magia di donare l’anima di una persona ad una cosa, questo parco possiederà due spiriti liberi che vivranno fianco a fianco, offrendo ai visitatori l’ immagine della loro libertà. Lucio Merlin

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